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Anni luce

Andrea Pomella
Anni luce
Add editore

Proposto da
Nadia Terranova

«Anni luce, di Andrea Pomella, Add editore, è un romanzo in prima persona in cui lo sguardo dolente del narratore si fa testimone della generazione che aveva vent’anni negli anni novanta per raccontare la dissipazione di futuro e speranze in favore di un ritrarsi esistenziale programmato e perseguito. Il paradigma di Q., amico e alter ego, chitarrista incontrato per caso e compagno di strada degli anni più veri, è speculare al disagio inespresso dell’autore: la sostanza ontologica dell’io narrante di questo libro diventa invisibile in favore dell’occhio che ha registrato fatti, eccessi, indolenze e follie mentre nascondeva sé stesso e la propria infanzia problematica, diversa. È una scelta letteraria sismografica, che colpisce nella sua studiata contraddittorietà; sembra che lo scrittore si chiami fuori mentre tira dentro il lettore come a dirgli: tutto questo riguarda me, ma soprattutto te. Questo lungo racconto è scritto in uno stile che punta all’essenziale e resta alto mentre racconta dettagli cupi e balordi di un’adolescenza protratta in cui si cercano lo stordimento e l’annientamento; mi pare che rievochi molto bene il mondo del grunge di quegli anni, ancora poco raccontato dalla letteratura successiva. I viaggi, le feste, i concerti – anche quelli mancati – costituiscono i rituali di passaggio dall’infanzia all’età adulta, dentro cui si può trovare conforto in nient’altro che nella musica, ma è un conforto che somiglia all’annullamento («Ten, il primo disco dei Pearl Jam, fu il treno che travolse la mia giovinezza»), come se per quei ventenni di allora esistere fosse possibile solo negandosi. Anni luce è un racconto di amicizia e di crescita (o crescita mancata) che somiglia all’interludio che precede l’età adulta e ne estrapola le pozze buie e il girare a vuoto, lo spaesamento e le gesta ingloriose, sotto la guida, così poco protettiva e insieme così inevitabile, del mito di Eddie Vedder e delle sue canzoni.»