Stefania Pieralice e Daniele Radini Tedeschi
Come passeri sui cavi
Start

Presentato da
Paolo Ferruzzi

«Come su un’alta impalcatura che avvolge un grande affresco da sempre visto da lontano ti meravigli dei particolari dipinti che definiscono volti e cose e ti sorprendi delle screpolature, delle fessurazioni che si avvolgono nella patina depositata su colori offuscati dal tempo. Così nel grande affresco di Come passeri sui cavi vedi Napoli priva di caroselli dipinti e affrescata di grigio in una “scenografia illusoria fatta di malinconica cartapesta incantata” che nel vicino ravvicinato appare come labirinto di cicatrici tra la nervosa rete di stradine affacciate su un mare nero e gonfio a dismisura. Come su un’alta impalcatura osservi da vicino una città nebbiosa e desolata astratta e avvolta in saracinesche abbassate come per paura collettiva generata da un black-out esistenziale che oscura ciò che circonda da lontano e illumina da vicino, con piccole fiammelle accese, personaggi accatastati in rinunce, insicurezze, abbandoni, determinazioni e intraprendenze sulla bilancia dell’amore e della morte. Una città delle “umane solitudini” che si contrappongono tra loro e che la miopia, da lontano, ha fatto percepire dei sentimenti solo alcune gradazioni di colori sfocati e toni indistinti. Solo l’impalcatura di un narrare lirico ci porta in ravvicinata vista a scrutare le pennellate che dipingono i volti e i sentimenti di Sofia, di Guido, di Fabio, di Mauro, di Debra, di Giulia, di Nanà, come di quella umanità di cartapesta che affolla i presepi dei ricchi signori e dove solo il profumo di cuoppi e pasta cresciuta (forse) potrà ricucire. Un romanzo da leggere perché è un vero romanzo senza termine e con un finale drammaticamente imprevedibile ma anche lirico come “quei passeri accostati piuma a piuma sui cavi elettrici delle periferie”.»