recensioni

Destino

Raffaella Romagnolo
Destino
Rizzoli

Proposto da
Giuseppe Patota

«Destino di Raffaella Romagnolo racconta la storia di due donne coraggiose, amiche e quasi sorelle, Giulia e Anita, tra il Piemonte di inizio Novecento, l’America e il Piemonte ritrovato dopo le devastazioni del fascismo e della guerra. Anche in questo nuovo, lungo racconto l’autrice dà prova di grandi capacità nel descrivere i personaggi e nel dar loro voce, attraverso una lingua credibile e ricca. Sottolineo che non c’è niente che manchi alla lingua di questo romanzo. All’italiano equilibrato e netto della voce narrante se ne associano altri; e a questi italiani si aggiungono anche altre lingue. C’è l’italiano ridondante delle autorità grandi e piccole e quello volenteroso del maestro che avvia i suoi scolari all’italofonia; c’è l’italiano forbito della buona società genovese e quello stentato ma dignitoso delle operaie che in filanda rivendicano «il Giusto»; c’è l’italiano di Bandiera rossa e quello della preghiera della buonanotte. C’è perfino, citato e recitato a memoria, l’italiano altissimo di Dante; e poi ci sono il dialetto del basso Piemonte, l’angloamericano balbettato dai nostri emigrati, il francese di una giovane francese trapiantata negli Stati Uniti. Nelle pieghe di queste varietà s’insinuano il turpiloquio ossessivo di una madre e le bestemmie di un soldato, una più disperata dell’altro. Sul piano generale dell’organizzazione del testo, l’essenzialità della narrazione in terza persona si alterna, con ottima orchestrazione, con la frammentarietà del discorso indiretto libero e anche con la tensione verso una sintassi che, al momento opportuno, non si vergogna di farsi più articolata. Destino di Raffaella Romagnolo è quello che promette il suo sottotitolo: un romanzo che, inserendosi in una grande tradizione, racconta Una storia italiana del Novecento. La storia di due donne e di due destini, attraverso un’epopea familiare appassionante, che trasporta il lettore da un paesino del basso Piemonte a New York, e da qui di nuovo, nel 1946, nel Piemonte povero di Borgo di Dentro. La storia di una migrazione, la storia di chi è partito e la storia di chi è restato, raccontate con grande efficacia narrativa.»