Benedetta Palmieri
Emersione
Nutrimenti

Presentato da
Alberto Rollo

«Con molto entusiasmo sottopongo alla vostra attenzione il romanzo Emersione di Benedetta Palmieri.
La voce che dice io – e che sappiamo essere chiamata Hornby – si sveglia al dolore di una perdita incomprensibile: l’uomo che ha amato si è ammazzato. Tanto violenta, tanto drastica è la sua assenza che Hornby non può far altro che strapparlo all’Ade e averlo come interlocutore naturale, come imperioso tu allocutorio a testimoniare quando la sua presenza è stata tormento e passione. E tale avrebbe potuto continuare a essere. L’uomo non era un depresso, né era angustiato da collassi esistenziali. Tutt’altro: entra nella narrazione come una mente lucida, come un fascinoso professore, come un’interiorità ricca, avvolgente. È semmai lei a contare indecisioni, viluppi di incertezza, pigri vuoti dell’anima. Sa di non averlo saputo tenere, quell’uomo, sa di aver lasciato fare al caso. Eppure quanta passione, quanta tenerezza, quanti notti con le dita agganciate nei suoi boxer. C’è rabbia ora, nella nuova solitudine, c’è alcol, c’è un silenzio che oscura la stessa vitalità della natura – durante i soggiorni a Stromboli o a Massa Lubrense –, e che neppure la vitalità della città in cui è radicata come una pietra vulcanica sa colmare veramente di promesse. Hornby insegue il suo fantasma, lo spinge, lo strattona, fino a condurlo, a strappi struggenti e feroci, fuori dalla ferita in cui non ha mai smesso di abitare. E, una volta accompagnato fuori, Hornby può contemplarsi, con sgomento, finalmente emersa.
Palmieri racconta il suo inferno con voce tagliente, cruda, innamorata. Ricorda talvolta Annie Ernaux, talvolta Joan Didion, talvolta Elsa Morante. Formicola tra le righe un’urticante intelligenza delle cose del mondo, soffia sulle pagine un desiderio di riscatto, che coincide con la stessa sostanza della scrittura, riscatto essa stessa, a fronte della cattiva marea del nulla.»