recensionirecensioni 2020

Grand Hotel Scalfari

Antonio Gnoli e Francesco Merlo
Grand Hotel Scalfari
Marsilio

Proposto da
Pietrangelo Buttafuoco

«Rigogliosa ed esuberante galleria di specchi in cui il romanzo di IO scritto in prima persona ha la stessa cifra anagrafica dell’ES. Grand Hotel Scalfari oltrepassa i recinti delle maniere (risulta di fatto essere più ricco di personaggi e storie di tante narrazioni della novella vaghezza dei nostri anni) e della cosiddetta “lingua” come nessun cosiddetto scrittore ombelicale in Italia saprebbero fare oggi, offrendosi come capolavoro di vera letteratura.
Frutto della capacità di ascolto e dell’arte del racconto di due esempi diversissimi eppure installati nella più pura tradizione del giornalismo del nostro paese, Antonio Gnoli e Francesco Merlo, è più di un pretesto per il racconto di un mondo perduto che ha le parvenze della nostra recente vicenda nazionale, una cronaca in prima persona esuberante e malinconica, mediata da uno sguardo complice e da una sontuosa messa in scena del privato, è allo stesso tempo un libro che rappresenta Scalfari più di quanto il suo protagonista sarebbe riuscito a fare. Forte di una vera scrittura il personaggio ES ha finalmente trovato il suo autore, anzi, ben due: Merlo e Gnoli.
Se di genere qui si tratta forse si applica come richiamo il romanzo di cavalleria, al modo di un Don Chisciotte e di un Sancho Panza: senza cautele e senza censure, gli autori svelano a se stesso il loro stesso creatore facendone infatti un personaggio totale, un don Eugenio de Cervantes ovviamente irriconoscibile agli occhi degli stessi scalfariani, che mai e poi mai saprebbero pensarlo libertino tra le delizie di un bordello o tra Casinò fin de siecle, in camicia nera, a braccetto con Indro Montanelli o alle prese con il suo ormone femminile.»