recensionirecensioni 2020

La casa mangia le parole

Leonardo G. Luccone
La casa mangia le parole
Ponte alle Grazie

Proposto da
Silvio Perrella

«Propongo di candidare La casa mangia le parole di Leonardo G. Luccone (Ponte alle Grazie) al Premio Strega perché si tratta di un romanzo piuttosto singolare.
Folto di pagine, innervato di utopie e tragedie, ricco di una scrittura spesso dialogante e polifonica, coraggioso nei temi, la sua singolarità è già coglibile dall’esergo scelto ad intonare il tutto: “Dobbiamo sempre dire la verità perché chi dovrebbe garantirci la verità ci racconta storielle consolatorie o ci sorride con la faccia da lieto fine”.
E’ una frase di Moses Sabatini, una persona in carne ed ossa che nel romanzo diventa un personaggio, affiancandosi ai colleghi della Bioambiente, la società che con lungimiranza dovrebbe progettare un tempo più decente per il domani.
E tra i suoi colleghi figura anche l’ingegnere De Stefano, il quale vorrebbe separarsi dalla moglie, ma esita, esita; come esita la consorte, trascinandosi entrambi per le strade di una Roma smarrita. E nel frattempo il loro figlio Emanuele si scopre dislessico e deve affrontare un tragico e insieme poetico corpo a corpo con l’alfabeto.
E mentre la pagine si accumulano il lettore viene introdotto sia nel mondo famigliare sia in quello lavorativo e sempre, sempre risuona implicita o esplicita la necessità di dire la verità.
Ma chi saprà pronunciare le parole esatte senza inciampare negli ostacoli di un alfabeto beffardo e saltellante?
Scritto al polo opposto della commedia, il romanzo di Luccone sviluppa con serietà e immaginosità i temi pressanti del presente e scortica a sangue vivo chi ci racconta storielle consolatorie.
Non è usuale. E va preso in considerazione come tra i libri più originali e tragici della stagione.»