recensionirecensioni 2020

La vendetta di Oreste

Giovanni Ricciardi
La vendetta di Oreste
Fazi

Proposto da
Saverio Simonelli

«Novalis diceva che i romanzi nascono dalle insufficienze della storia. E la storia dell’esodo dei Giuliano-Dalmati dalla loro terra negli anni atroci e spietati del Dopoguerra di insufficienze ne conta molte, esposta com’è ai venti delle ideologie che devastano memorie e dolori dei singoli in nome di letture politiche e fatalmente parziali. Ne La vendetta di Oreste Giovanni Ricciardi affronta il tema con lo sguardo del narratore che ha a cuore le persone e si lascia ispirare dal fascino di un mistero. Come nella migliore tradizione dei romanzi di investigazione lo spunto è il rinvenimento di una lettera e di una pistola. Due colpi mancano a questo relitto di un male ignoto che affiora da un passato dove tutto è incerto e nebuloso. Due indizi tanto sinistri quanto esili. Decenni dove le tracce dei fatti si confondono e i volti dei loro interpreti inevitabilmente sbiadiscono. Costruendo sapientemente il suo arazzo Ricciardi intesse trame dove affiorano quindi anche i “dimenticati” della storia, come Maria Pasquinelli, nazionalista toscana autrice di un attentato durante la cerimonia del passaggio di Pola e della Dalmazia alla Yugoslavia.
Ma le caratteristiche che fanno di questa storia più di un giallo non sono solo queste evocazioni, né la duttilità stilistica, l’elegante trasgressione delle convenzioni del genere o le allusioni colte da grecista quale l’autore è, ma per il lettore la sensazione di avere non solo dipanato i grovigli di un mistero quanto quella di avere attraversato ferocia, vendette, sentimenti violati, e aver trovato alla fine la sorpresa di un perdono che oltre a stupirlo dimostra quanto l’inattesa rivelazione di un di più di umanità non sarà forse il modo perfetto di colmare definitivamente le insufficienze della storia ma di rivelare quanto il cuore di un uomo, anche gravato di rancore, la crudezza della storia riesca miracolosamente a redimere.»