recensioni

Le memorie di una gatta

Lodovica San Guedoro
Le memorie di una gatta
Felix Krull Editore

Proposto da
Pietro Gibellini

«Una gatta che racconta le vicende letterarie della propria padrona, mentre quasi in secondo piano, quasi in un controcanto/contrappunto, racconta la storia della propria vita. Suggestivo il rovesciamento di ruoli e punti di vista: non un umano che racconta la storia di un animale, ma un animale che racconta la storia di un umano, un’umana, in questo caso – e della corte dei miracoli che l’accompagna in questa sorta di romanzo di formazione letteraria, leggero ed effervescente. Il libro ha come nucleo narrativo le tragicomiche vicende che portano alla pubblicazione del romanzo d’esordio della padroncina (chiamata alternativamente anche mamma), che alla fine decide di reinventarsi anche come editore, sobbarcandosi tutti i compiti più o meno ingrati che all’editore incombono. Divertente e illuminante l’epos promozionale del libro: presentazioni senza pubblico, manifesti pubblicitari strappati, vane ricerche di protezioni letterarie in alto, burocrazie kafkiane, che alla fine indurranno la padroncina-mamma-autrice-editrice a imboccare malinconicamente e teatralmente la via dell’esilio in terra germanica, auspice Thomas Mann e il capitano d’industria del suo ultimo romanzo, Felix Krull, col cui nome la padroncina-mamma-autrice battezza la sua fantasmatica casa editrice. Lungo l’odissea editoriale della donna scorrono le tappe memorande della storia felina della gatta-autrice – l’adozione, l’arrivo del fratellino, le due case nell’incanto della terra toscana, l’uccisione del fratellino, la fuga (fortunatamente provvisoria) dei padroncini, i viaggi e alla fine la sistemazione definitiva. Il tutto narrato con grande garbo e con quella coloritura profondamente femminile che accomuna fin dalle prime pagine l’autrice narrata e l’autrice narrante. Al di là della trovata paradossale e surreale – un felino scrivente – è facile intravedere nella gatta-autrice il doppio dell’autrice-padroncina. Sdoppiamento che permette a Lodovica San Guedoro di raccontare le proprie disavventure, senza risparmiare una sorridente ferocia al bel mondo, alla cultura consacrata, ai grandi editori, ai media onnipotenti.»