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Ermal Meta

Domani e per sempre

La Nave di Teseo

Presentato da
Furio Colombo

È una storia (molte storie) di abbandono e di guerra, dove tutte le vie di fuga sono bloccate da macerie di distruzione e da macerie di ignoto e di paura. È un libro che fa conoscere personaggi che vuoi conoscere perché portano un carico di futuro e di speranza.
«Mi ha molto colpito Domani e per sempre (La Nave di Teseo), esordio narrativo del cantautore Ermal Meta che oggi ha 41 anni e arrivò in Italia dall’Albania quando ne aveva 13. Il protagonista si chiama Kajan ed è un ragazzo che vive in una fattoria con il nonno, mentre i genitori partigiani sono sulle montagne a combattere i nazisti. La sua vita cambia il giorno in cui arriva un disertore tedesco, che si rivela un bravo pianista e introduce il ragazzo all’arte della musica. Mi ha anche colpito che un giovane uomo come Ermal Meta, ormai affermato e di successo, abbia deciso di confrontarsi seriamente con la storia.»

Uso queste righe scritte da Liliana Segre su «Oggi», la sua rubrica per una volta è diventata recensione, perché questa recensione in poche righe contiene le ragioni per cui questo primo libro del giovane cantautore merita l’attenzione di un Premio come lo Strega.

Infatti è il documento di un ragazzo che, dal fondo della povertà e del pericolo, afferra la musica (imparare la musica) per cominciare a esistere, una persona giovane che trapassa quasi magicamente il muro della origine e della estraneità per diventare italiano senza andare in esilio, una persona forte da piccolo e da adulto, con una e con l’altra appartenenza, con la musica e poi con il libro che vale la pena di conoscere. I protagonisti del nuovo autore meritano l’attenzione di un premio letterario perché affrontano con coraggio le condizioni che tormentano la vita di un popolo durante una guerra: la solitudine, la paura, l’ignoto, il peso del potere arbitrario che rende impotenti e hanno nella lotta di liberazione il solo strumento. Nel percorso, certamente riuscito, adottato da Meta, è il bambino che narra, ma con la visione del giovane adulto che ha scavalcato due grandi ostacoli: essere libero e poter raccontare che cosa vuol dire non esserlo. Il risultato che l’autore raggiunge è che varie storie straordinarie si sovrappongono, quella del bambino insieme terrorizzato e coraggioso, quella del nonno protettore che segna con chiarezza il passaggio della storia, quella del soldato ribelle e musicista, che ha cioè molta esperienza di una vita per molti mai intravista, conosce lo stato d’animo di terrore, attesa e speranza, ma anche un carico di esperienza ignota, e apre al più piccolo dei protagonisti la porta splendida dell’arte. Il rapporto con la musica dell’autore conta, nel libro, perché dà alla narrazione un respiro calmo e una espressività allo stesso tempo semplice e piena di notizie che inducono il lettore a vivere l’esperienza dei suoi personaggi come se fossero contemporanei, dunque sotto la cappa di un presente pauroso ma con il carico di una attesa che in certi momenti diventa festosa. Perciò è bene che questo libro rimanga con noi, identificato da un riconoscimento che merita.

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