immagine per Un giorno e una donna

Nicoletta Bortolotti

Un giorno e una donna

Harper Collins

Presentato da
Maria Rosa Cutrufelli

«Dama Scrittura ha molti padri ma non molte madri.»

Così Nicoletta Bortolotti fa dire alla protagonista del suo romanzo, Un giorno e una donna (HarperCollins, luglio 2022). Un libro che fa luce, per l’appunto, su una di queste “madri”.
Il racconto si svolge in un tempo di transizione, tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento, un’epoca di nuove inquietudini e antiche turbolenze. La donna al centro della narrazione è Christine de Pizan, una figura mitica, «immensa», la definisce l’autrice. Una donna che in quel tempo lontano si cimentò in imprese ancor oggi difficili per chi appartiene al sesso femminile.
Nata a Venezia e morta in Francia, Christine de Pizan visse tra due culture e le attraversò consapevolmente, diventando una delle prime “umaniste” europee. E, forse, la prima scrittrice professionale. Scrisse molti libri di storia per i re di Francia (compresa una biografia di Carlo V), ma scrisse soprattutto il famoso Livre de la Cité des Dames, per confutare l’idea di un’irrilevanza femminile nella storia dell’umanità. Tutte (e tutti) dovrebbero conoscere, studiare e apprezzare il pensiero e l’opera pionieristica di Christine de Pizan, afferma Bortolotti. Ma non è così e questo romanzo, fra le altre cose, possiede la forza di un gesto riparatore. «Com’è possibile», si chiede l’autrice in una nota finale, «che né a scuola né all’università io abbia mai sentito parlare di lei?» Un interrogativo che fa nascere nel suo cuore e nella sua mente il desiderio, la volontà di «restituire sulla pagina» un’epopea misconosciuta.

C’è passione, c’è talento letterario, c’è sapienza creativa in questo libro che ha l’accuratezza e la precisione del romanzo storico e, al tempo stesso, tutto il potere seduttivo e la vitalità della biografia. Così il linguaggio, immaginifico e spesso sontuoso al punto da richiamare alla mente la scrittura di Maria Bellonci, viene calato nella forma semplice, diretta, e abbastanza inusuale (ai giorni nostri) dell’epistolario.

Un epistolario particolare, tuttavia, perché si tratta di uno scambio di lettere fra una madre e una figlia. Fra Christine e sua figlia. Uno “scambio” tenero e drammatico, un dialogo familiare che rende vivi e immediati i sentimenti e i pensieri delle due donne. E che permette al lettore e alla lettrice di entrare con animo empatico nella loro intimità, nei loro dolori, nelle loro speranze, nelle illusioni e disillusioni quotidiane. Un dialogo interrotto, di tanto in tanto, da inserti in terza persona, che sembrano rispondere al bisogno dell’autrice di guardare le sue “creature” con più distacco. Di non farsi prendere nella rete della loro complicità.
Romanzo di magnifiche passioni e di notevole forza letteraria, è per questo suo doppio registro che intendo proporlo, con il consenso dell’autrice, all’edizione 2023 del Premio Strega.

La Sibilla. Vita di Joyce Lussu
Vita degli anfibi
Autofiction
La vita di chi resta
Un giorno e una donna
Un altro finale per la nostra storia
L’estate di Achille
Dove non mi hai portata
Ragazze perbene
La traversata notturna
Menodramma
Vendeva anacardi

Le votazioni sono chiuse

Puoi consultare il calendario per conoscere le prossime scadenze: se non trovi le indicazioni puoi richiederci direttamente le informazioni che ti servono.