recensioni

L’ultimo singolo di Lucio Battisti

Adriano Angelini Sut
L’ultimo singolo di Lucio Battisti
Gaffi Editore

Proposto da
Simonetta Bartolini

«Una saga italiana, che inizia alla fine degli anni Cinquanta e si conclude nel 1998 con la morte di Lucio Battisti, raccontata attraverso la storia di tre famiglie di tre estrazioni sociali diverse, di cui una di ebrei osservanti, e tre generazioni. Un ritratto dell’Italia dove la Storia costituisce il fondale talvolta discreto, talvolta invadente con l’infinita contrapposizione fra fascisti e comunisti, circondati e talvolta “soffocati” dall’affarismo che non conosce ideali o ideologie. Nel romanzo di Angelini Sut, però, i veri protagonisti sono gli uomini e le donne di questi quarant’anni, e soprattutto la generazione di mezzo, quella dei bambini che diventano giovani negli anni ’70 e vivono la rivoluzione iniziata nel ’68, raccontata con le immagini psichedeliche indotte dall’Lsd e la musica inglese e americana che fa da commento armonico (o disarmonico) agli scontri con la polizia o fra militanti di diverse fazioni politiche, agli intrighi affaristici, o al qualunquismo benpensante, ma anche alle storie intime e personali. In questo largo affresco di un’epoca il filo rosso è musicale: uno dei protagonisti della generazione di mezzo, giovane compositore, incontra casualmente Lucio Battisti ai suoi esordi, e lo insegue per tutto il romanzo cercando di incontrarlo per fargli ascoltare la sua musica che produttori e agenti mostrano di non apprezzare perché contano solo i cantautori “impegnati”. L’inseguimento, discreto e rispettoso, finirà con la morte del cantante che lascia inesaudito il desiderio del suo fan, portando così a compimento la sottile malinconia che aleggia in queste pagine nelle quali si percepisce il senso della pervicace invadenza della cronaca (destinata a farsi storia) anche là dove solo il giudizio artistico e la passione dovrebbero regnare sovrani. Angelini Sut con ammirevole risolutezza esordisce con un romanzo impegnativo e coraggioso nel quale è ben dosato l’equilibrio fra dialoghi e narrazione, fra inflessione dialettale con funzione espressionistica e lingua standard, anch’esse specchio e metafora della complessa realtà italiana che lo scrittore vuole rappresentare.»