recensionirecensioni 2020

Molto mossi gli altri mari

Francesco Longo
Molto mossi gli altri mari
Bollati Boringhieri

Proposto da
Marco Cassini

«C’è un’estate che è sempre sul punto di finire, questo 31 agosto, come ogni 31 agosto, a Santa Virginia, e l’autunno della nostra ragione che è lì alle porte, e incombe. Incombe nelle forme di una tempesta annunciata, delle lunghe onde verdastre che aprono questa storia insieme a una «coperta grigia che fodera sia il cielo che il mare», e dell’innocenza che dà segno di essersi stufata e volerci finalmente abbandonare. Le onde grandi e noi: confluiti di nuovo tutti qui per l’evento atmosferico che renderà indimenticabile l’addio all’estate e a un mare la cui presenza ci fa vivi e la cui assenza ci rende orfani. C’è anche Micol, venuta ogni agosto e ripartita ogni settembre, e oggi i cavalloni portano la notizia che si sposa; Michele – un gioco di vocali bolse e di eterne attese tra i due poli di questa storia d’amore al rallentatore –, l’unico della comitiva che tutti gli anni resta al mare anche d’inverno, sciorina la loro vicenda al sole delle estati passate e di un amore che spesso si è nascosto, a volte è sembrato manifestarsi e ora sta per andarsene davvero. Palme, banani, carrubi, pini, giunchi, ciliegi, ortensie, aranci, castagni, peschi, tigli, limoni, clematidi, meli, allori, oleandri, lecci, acacie, salici, pioppi, eucalipti, ulivi, bouganvillee, querce, peri, rovi, cactus, edera, canneti, rose, magnolie, pitosfori, agavi: la vegetazione addomesticata dei giardini dei villeggianti vuole conquistarsi spazi tra i nostri sentimenti ma i proprietari dei villini ignorano l’operosità del giardiniere d’inverno, che come il nostro cuore lavora anche negli undici mesi di solitudine.
In un esordio che ha il passo di un classico, Francesco Longo ci racconta che l’amore agisce su di noi come la salsedine sulle biciclette lasciate nelle case di vacanza mentre siamo in città. Fin dalla prima pagina, il suo romanzo mi ha tenuto, ognuna delle tre volte che l’ho letto, in un continuo groppo di emozione e nostalgia, oltre che di ammirazione per la cura linguistica e la maturità letteraria. Ho ritenuto giusto segnalarlo al Premio Strega perché la sua è una voce nuova ma già importante della narrativa italiana.»