recensioni

sonno bianco

Stefano Corbetta
sonno bianco
Hacca Edizioni

Proposto da
Ilaria Catastini

«Il romanzo narra la storia di due gemelle, Emma e Bianca e della loro famiglia, annientata dall’incidente che rinchiude Bianca per anni in un sonno “bianco”, per l’appunto, il colore asettico dell’ospedale e quello lattiginoso della nebbia che avvolge chi è intrappolato in uno stato vegetativo. Emma, rimasta zoppa in quell’incidente, porta su di sé il senso di colpa per quanto è accaduto alla sorella, reso ancora più grave dalla silenziosa accusa che la madre non è capace di nascondere, né a lei, né al marito e neanche a se stessa. Una madre mutilata interiormente, che non riesce ad uscire dal quel vuoto che il dolore le ha scavato dentro; un personaggio che l’autore disegna in modo genuino, riuscendo a suscitare comprensione e perdono. Il padre fatica a tenere insieme l’equilibrio familiare, scandito dalle visite in ospedale, nel silenzio di una comunicazione impossibile; resiste al dilaniarsi del rapporto con la moglie e si sforza di rappresentare un’ancora per Emma, di cui percepisce la sofferenza, sempre più chiusa, sempre più estranea all’ambiente famigliare. Una figura, quella del padre, delineata in modo delicato, tenero ed efficace. Emma, privata della sua adolescenza, vive costretta in un ruolo di controfigura del “fantasma” della sorella, che cerca di imitare nella passione per il teatro, combattendo contro il suo senso di inferiorità, schiacciata da quella ingombrante assenza-presenza. In questo senso Corbetta affronta il tema del “doppio” in modo efficace e originale. Tuttavia Emma è una ragazza tenace e determinata, vitale (e qui l’autore riesce a restituire un personaggio commovente), che trova nel teatro e nella musica il luogo dove ascoltarsi e riconoscersi. L’elemento di novità del libro è però dato dalla scoperta della possibilità che Bianca abbia una coscienza “vigile”, dunque che possa sentire, percepire qualcosa dell’ambiente che la circonda. Una condizione che la scienza sta realmente indagando e che apre un capitolo completamente nuovo nella ricerca scientifica, rivelando come l’assenza di reazione fisica e neurologica agli stimoli possa non significare necessariamente una mancanza totale di attività cerebrale. Il nostro paese è oggi all’avanguardia nel campo della ricerca della coscienza, e Corbetta mette in luce un aspetto poco noto e sicuramente degno di attenzione. Lo svelamento progressivo dello stato in cui versa Bianca è frutto di studio e confronto con il Nucleo Stati Vegetativi dell’Istituto Palazzolo di Milano. Il romanzo offre quindi uno sguardo nuovo su questo ambito, che tocca molte persone, molte famiglie, costituendo un elemento di novità nella conoscenza. L’autore, al secondo romanzo, si misura con una scrittura essenziale, precisa e controllata, rarefatta, solo apparentemente semplice, uno sguardo fotografico in cui lo spazio bianco assume precise funzioni narrative e dove il silenzio chiama il lettore a riempire gli interstizi della storia. Il libro sta riscuotendo molti consensi, sia dalla critica che dai lettori.»