recensioni

Dopo il diluvio

Leonardo Malaguti
Dopo il diluvio
Exrma

Proposto da
Letizia Tortello

«La strada, d’altro canto, era ben più ostile del bosco». E come non pensarci: chi è davvero la selva oscura e misteriosa, se non noi? Le insidie feroci si annidano lì, nello spazio abitato costruito dall’uomo, nella più piccola polis che ha il nemico alle spalle, ma anziché combatterlo compatta, si perde nelle miserie di una convivenza civile deteriorata. “Ben venga il caos, poiché l’ordine non ha funzionato”, diceva Karl Krauss. E allora eccoci, tutti spettatori della vita di un paese incastrato in una conca sommersa dall’acqua, reduce da un insolito, buffo diluvio. Dove i protagonisti sono fatti di un’umanità esasperata, e tirano avanti impermeabili alle calamità, alla carestia, all’isolamento, come marionette in un carillon. Siamo in una modernità senza tempo, da qualche parte nella Mitteleuropa di inizio ‘900, con le armi da fuoco, le sigarette, il furgoncino del latte, il sindaco, gli assessori e il consiglio comunale. Ci sono il pastore, il rabbino, il soldato, ci sono le donne forti come Lisetska o la giovane Nana, e un omicidio. Il villaggio sperduto è una pozza melmosa: c’è qualcosa che ottura la valvola del canale di scolo. Siamo al tempo stesso in un oscuro Medioevo, in cui la cattiveria e i vizi hanno le pallottole spuntate e sono diventate abitudine. I cuori sono rattrappiti dal freddo e dalle scomodità. Dopo il diluvio di Leonardo Malaguti è un quadro di Bosch in cui Orson Welles ha dato vita ai protagonisti. Con una scrittura incredibilmente matura, questo autore ventiseienne, che ha composto su carta le prime scene della sua opera d’esordio, porta il lettore in uno spassoso mondo lontano, ma neanche troppo. I personaggi grotteschi tengono compagnia ad ogni pagina, chiusi nelle loro sciagure, e meritano invero uno sguardo più profondo, che ha i tratti accennati di una fulminante critica al nostro tempo. Come in un gioco con i mattoncini Lego, l’autore fa travalicare i registri, in una continua sorpresa: la comicità antica e il giallo, il romanzo apocalittico, la tragedia che diventa farsa. Tutto si tiene, ma bando ai moralismi. Malaguti di mestiere fa anche il regista, di teatro e cortometraggi. In Dopo il diluvio sono evidenti il ritmo e la potenza espressiva del cinema. Un vero spasso da cronache dalla fine del mondo, o per nostra fortuna poco prima.»