Luca Doninelli

Luca Doninelliin concorso con Tre casi per l’investigatore Dickson Alieni (Bompiani)

Nato a Leno nel 1956, ha insegnato etnografia narrativa all’Università Cattolica di Milano. Oggi insegna storytelling alla Iulm di Milano. Ha vinto, tra gli altri, due Premi Selezione Campiello, un Grinzane Cavour, un Super Grinzane Cavour. È stato finalista al Premio Strega nel 2000. Con Bompiani ha pubblicato Salviamo Firenze (2012), Fa’ che questa strada non finisca mai (2014) e Le cose semplici (2015).

Intervista all’autore

Ti ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?
Le avventure di Pinocchio è il primo libro che ho letto da solo, a quattro anni. Mio nonno era lì con me e mi aiutava quando non capivo qualcosa.

Perché e quando hai deciso di scrivere un libro per ragazzi?
Mai deciso. Sono dati di fatto. I figli piccoli, i loro amici, l’intelligenza impagabile di un bambino di quattro, cinque anni, i tesori che offre a chi ama raccontare… Il libro, se deve nascere, nasce quasi da sé.

Ci sono degli autori o un autore in particolare che hanno influenzato il tuo lavoro di scrittore?
Non ci sono punti di riferimento fissi, le influenze cambiano a seconda delle epoche della vita di uno scrittore. Io nacqui dostoevskijano e quasi certamente morirò tolstojano. E in ogni caso, da Collodi a Tolstoj, da Euripide a Manzoni, da Hemingway a Dante, ci vogliono tutti. Solo così si possono scoprire i fili che collegano uno scrittore all’altro. Collodi e Euripide, Manzoni e Joyce sono meno distanti di quanto si creda.

Raccontaci in breve una giornata tipo di quando scrivi.
Mi alzo alle otto meno un quarto, faccio colazione con mia moglie e comincio a lavorare, poi verso l’una di notte vado a dormire. È una fortuna straordinaria e immeritata.

Cosa ti piacerebbe che pensassero i lettori una volta terminato il tuo libro?
Che la vita è più pazza, imprevedibile ma (nonostante gli orrori della storia e della cronaca) più buona e generosa di quanto siamo portati a immaginare. C’è bisogno di fiducia più che del pane.

Che cosa consiglieresti a un tuo lettore che volesse scrivere un libro?
Di essere più pazzo che può.