Raffaella Romagnolo. Interviste agli autori

 

Ti ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?
Non esattamente. So per certo che due libri mi hanno segnato: Piccole donne e Cuore. Un inno alla libertà, il primo. Fiumi di lacrime sul secondo. Mi immedesimavo in tutti i piccoli sfortunatissimi eroi di De Amicis e piangevo come un vitello. Un vero incubo. Per uscirne, al libro Cuore ho dovuto dedicare la mia tesi di laurea.

Perché e quando hai deciso di scrivere un libro per ragazzi?
Cinque anni fa ho cominciato a lavorare come insegnante e mi è venuta una gran voglia di immaginare una storia per i ragazzi e le ragazze con cui passavo il mio tempo. Li immaginavo lettori ma anche, in qualche modo, protagonisti.

Ci sono degli autori o un autore in particolare che hanno influenzato il tuo lavoro di scrittore?
Tanti. La scrittura ti cambia il punto di vista. Invece di abbandonarti alla lettura, cominci a studiare come lavorano i grandi. Ogni mio romanzo ha i suoi numi tutelari, libri che tengo sul tavolo e vado consultando durante la stesura. In questo momento, ad esempio, Ishiguro, Irving e Marquez.

Raccontaci in breve una giornata tipo di quando scrivi.
Sono complicata. Mi servono solitudine, porta chiusa, il mio tavolo, caffè, cibo, i miei libri e un po’ di ore davanti, non meno di tre. E niente musica. Il periodo migliore è l’estate, quando riesco a dedicare gran parte della giornata alla scrittura. E poi adoro lavorare la mattina presto, anche prestissimo, all’alba. Quando il sole tramonta, il mio cervello si spegne.

Cosa ti piacerebbe che pensassero i lettori una volta terminato il tuo libro?
Di non aver buttato il loro tempo.

Che cosa consiglieresti a un tuo lettore che volesse scrivere un libro?
Di leggere tanto, ma tanto tanto tanto. Non c’è miglior scuola.