Rebecca Stead. Interviste agli autori

Ti ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro che ricordo di aver letto è Bread and Jam for Frances di Russell e Lillian Hoban. Parla di un giovane riccio femmina che dice ai genitori di non voler mangiare quello mangiano loro (spaghetti e polpette, cotolette, per esempio). Frances vuole mangiare solo pane e prosciutto a ogni pasto. E sorprendentemente i genitori accettano.

Perché e quando hai deciso di scrivere un libro per ragazzi?
Ho scritto il mio primo romanzo per ragazzi quando ero un avvocato e avevo due figli. Pensavo alla scrittura da molto tempo, avevo scritto qualche breve racconto, inedito, per adulti, ma poco prima dei 35 anni ho iniziato a pensare seriamente a scrivere un romanzo. Da bambina leggere era una delle più grandi fonti di gioia e così, senza pensarci troppo su, mi sono messa a a scrivere un libro che potesse far provare ai giovani lettori quello stesso piacere che ricordo.

Ci sono degli autori o un autore in particolare che hanno influenzato il tuo lavoro di scrittore?
Molti! Robert Heinlein, Maya Angelou, Judy Blume, Madeleine L’Engle, Norma Klein, Paula Danziger, Walter Dean Myers, Louise Fitzhugh, David Almond, Hillary McKay, Rita Williams Garcia, Geraldine McCaughrean, Louise Meriwether e Philip Pullman, solo per citarne alcuni. La lista continua. Penso che ogni scrittore si regga sulle spalle di davvero molti altri scrittori. Credo che se smettessi di leggere, smetterei anche di scrivere poco dopo.

Raccontaci in breve una giornata tipo di quando scrivi.
Non ho una giornata tipo quando scrivo. Sono quella categoria di scrittrice che ha un’esplosione di produttività intervallata da periodi di quiete. Nei momenti di tranquillità scrivere può sembrarmi una cosa molto remota ma credo che il mio subconscio continui a funzionare, setacci le idee e raccolga il materiale. O almeno così mi dico. Quando scrivo, di solito inizio a farlo la mattina e scrivo a mano.

Cosa ti piacerebbe che pensassero i lettori una volta terminato il tuo libro?
La mia più grande speranza è che i lettori mettano giù i miei libri e si sentano più connessi con il mondo e con sé stessi. Penso ai miei libri come a case in cui i lettori abbiano stanze da esplorare, trovino opinioni e facciano le loro scoperte.

Che cosa consiglieresti a un tuo lettore che volesse scrivere un libro?
Leggi il più possibile, sii affettuoso e attento al mondo che ti circonda e non aver paura di scrivere senza conoscere il finale della storia.