Sjoerd Kuyper

in concorso con Hotel Grande A (La Nuova Frontiera)

Sjoerd KuyperSjoerd Kuyper è nato nel 1952 in Olanda e ha cominciato la sua carriera di scrittore nel 1974 con una raccolta di poesie. Ha scritto varie sceneggiature per la televisione, ricevendo numerosi premi. Con i suoi romanzi per ragazzi ha vinto più volte il Silver Slate Pencil, uno dei più importanti premi di letteratura per bambini, e nel 2012 ha ricevuto il premio Theo Thijssen per la sua intera opera. Lui stesso dice di essere uno che scrive soprattutto di ciò che pensa, teme, sente piuttosto che di ciò che sperimenta. Lo stile di Kuyper è poetico, chiaro, vivido e penetra con facilità nell’universo emotivo dei giovani lettori.

Intervista all’autore

Ti ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro che ho letto faceva parte della collana “I libretti d’oro” e s’intitolava Il gatto Pinkie (Poes Pinkie in nederlandese), in realtà a essere precisi me lo leggevano e me l’hanno letto talmente tante volte che alla fine l’ho imparato a memoria e sapevo riconoscere il momento in cui si voltava la pagina. Suppongo che si possa definire lettura anche questa. Allora avevo due anni, ma quel libro lo amo ancora oggi.

Perché e quando hai deciso di scrivere un libro per ragazzi?
Ho cominciato scrivendo poesie e racconti per adulti perché, come dice Dylan Thomas, sarei stato sciocco a non farlo. Ma sono sempre stato aperto a tutte le occasioni che la vita mi offriva e quindi quando mi hanno chiesto di scrivere delle storie per bambini, l’ho fatto. E mi è piaciuto tantissimo! Farlo mi fa spuntare spesso il sorriso, mentre quando scrivo poesie il più delle volte ho le lacrime agli occhi. Poi ho scritto anche per il cinema, la televisione e il teatro e anche canzoni. Nel mio cuore sono ancora un poeta, credo, ma scrivere per bambini è ciò che mi procura la maggiore felicità.

Ci sono degli autori o un autore in particolare che hanno influenzato il tuo lavoro di scrittore?
A essere sincero non mi hanno spinto tanto degli autori a iniziare la carriera di scrittore (anche se ho sempre letto tanto e continuo a farlo), quanto piuttosto dei cantanti. I cantanti della mia generazione: Bob Dylan, Leonard Cohen, Lou Reed, Neil Young, Johnny Cash. Sentivo di voler cantare anch’io grazie a loro, ma non ne ero capace e per questo sono diventato scrittore.

Raccontaci in breve una giornata tipo di quando scrivi.
Mi sveglio alle nove, non faccio la doccia, non mi lavo i denti, non mi vesto, mi preparo un grande bricco di caffè, me lo porto nella mia casetta in fondo al giardino e lì scrivo fino intorno alle due del pomeriggio. Poi mi faccio la doccia, mi lavo i denti, mi vesto, pranzo, leggo le mie mail e la mia posta e rispondo e poi vado in paese in bicicletta e mi siedo sulla terrazza di un caffè a riflettere su quello che ho scritto e lì scrivo ancora qualcosa. Oppure chiacchiero con gli amici quando vengono a sedersi vicino a me. Poi torno a casa, bevo un bicchiere di vino e scrivo ancora un po’ fino alle nove circa e poi ceno con la mia dolce moglie e qui si conclude la mia giornata.

Cosa ti piacerebbe che pensassero i lettori una volta terminato il tuo libro?
Spero che i miei lettori si sentano abbandonati e ricomincino a leggerlo. Come diceva il filosofo Schopenhauer, un buon libro andrebbe letto due volte: quando lo finisci dovresti rileggerlo subito da capo. Spero anche che il mio lettore si senta felice e comprenda un po’ di più quant‘è bella la vita.

Che cosa consiglieresti a un tuo lettore che volesse scrivere un libro?
Non so, tutte le persone sono differenti, per fortuna, e lo stesso vale per gli scrittori. Io ho un sacco di amici che sono scrittori e lavorano tutti in modi completamente diversi. Onestamente gli direi: mantieni la mente bella aperta, non avere fretta, diventa il o la protagonista della tua storia, guarda il mondo attraverso i suoi occhi, sii sincero e divertiti.