13 Ottobre 2026

Premio BPER Banca per la migliore recensione 2026

Nell’ambito del Premio Strega Giovani Poesia, BPER Banca assegna un riconoscimento alla migliore recensione inviata dagli studenti che partecipano alla giuria, quest’anno andato a Klizia Maffei dell’Istituto “Publio Elio Adriano” di Tivoli per il commento al libro di Isabella Leardini, Maniere Nere (Mondadori).

Isabella Leardini nella sua raccolta poetica è stata in grado di applicare la tecnica artistica della mezzatinta, da qui il titolo Maniere Nere, sulla poesia, al fine ultimo di dar forma alle ombre dell’esistenza umana, senza però aggiungere particolari decorazioni, ma semplicemente scavando e togliendo il superfluo, fino a far affiorare i loro contorni luminosi.  Anche il paesaggio marino in cui si muove la voce poetica è caratterizzato da una forte allegoria: il mare diviene presenza viva e divorante, una forza che “svuota, ruba, restituisce”; la riva, d’altro canto, assume il valore di teatro della sopravvivenza volto a dimostrare come banalissimi suoi abitanti come conchiglie, frammenti e “perle opache” possano resistere al consumo del tempo, pur se con qualche ferita.  Accanto a questo vi è una dimensione interiore, ove si collocano presenze sfuggenti e in cui l’infanzia non è più legata alla nostalgia del tempo passato, quanto a ciò che è esposto al mistero del mondo.  Lo stile è affilato, asciutto, quasi severo e a questo è associato un lessico appartenente alla sfera sacrale-laica, radicata nella carne, nei corpi esposti allo scorrere del tempo e nella consapevolezza della sua brevità. È possibile riassumere tale concetto tramite la ripresa di un suo verso: “Ogni parola vera è un ex voto, una grazia ricevuta ancora prima del miracolo”. Maniere nere permette di imparare ad ascoltare e soffermarsi sul dolore e sulle ombre stesse, senza provare terrore, tremare o tentare la fuga, perché solo così si può scoprire cosa realmente celino, arrivando finalmente a sfiorare con un dito la luce, apprezzandone lo splendore. È insomma una lezione di vita, ancor prima che di scrittura.

Nel momento in cui ho concluso la lettura ho provato uno strano senso di riposo, di chi è riuscito ad aprire gli occhi dove molti volontariamente decidono, invece, di chiuderli o di voltarsi dall’altra parte. È bello scoprire che non è necessario fuggire da quegli aspetti verso cui proveremmo paura se non avessimo la consapevolezza che anche loro fanno parte dell’uomo in tutte le sue sfaccettature. Man mano che si sfogliavano le pagine, quello che prima era silenzio diventava sempre di più ascolto. Oggi la società pretende che si viva sempre al massimo, sfoggiando ogni giorno un nuovo luminoso angolo della nostra vita; si teme costantemente l’ombra, lo scorrere del tempo, il quale è spesso accompagnato dalla consapevolezza che si sta crescendo e dall’aumento di pressione che ne consegue, si teme per la fine di qualcosa e si rimugina sull’inizio mai avvenuto di altro. In questo contesto Isabella Leardini compie un gesto eversivo: dimostra che siamo quello che è sopravvissuto alla risacca, restituendo valore a quel luogo dove siamo stati scolpiti e siamo diventati noi se stessi, un luogo che potremmo quasi definire “casa”: il buio.

 

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Credits MUSA

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