I Premi BPER Banca 2018

Durante la cerimonia di premiazione, in una Bologna che per quattro giorni è la capitale indiscussa della letteratura per l’infanzia, Loredana Lipperini ha raccolto le testimonianze di Gianpiero Calzolari (Presidente BolognaFiere), Marilena Pillati (Vicesindaco del Comune di Bologna), Stefano Petrocchi (Direttore della Fondazione Bellonci), Giuseppe D’Avino (Presidente di Strega Alberti Benevento SpA), Romano Montroni (Presidente del Centro per il libro e la lettura) ed Eugenio Tangerini (Responsabile Relazioni Esterne di BPER Banca).

Se i nuovi lettori crescono soprattutto a scuola, BPER Banca li rende ancora più protagonisti, destinando un premio (una targa e una somma in denaro) al progetto più innovativo realizzato dalle scuole della giuria (per la categoria +6) e alla migliore recensione scritta da un componente della giuria (per la categoria +11). Con l’assegnazione di un premio alla “critica” più giovane, BPER Banca promuove la lettura premiando le giurie più difficili ed esigenti, quelle composte dai veri lettori forti del nostro Paese: le ragazze e i ragazzi delle scuole.

L’Istituto Comprensivo Zanella, Scuola Primaria Monte Grappa di Bolzano Vicentino, si è aggiudicato il primo premio, un bonus di 1.000 euro destinato all’acquisto di attrezzature scolastiche (+ 6). GLi studenti hanno realizzato il sito “Noi Stregolettori“.

Per la categoria + 11 è stata invece Giulia Mereu, che frequenta il Liceo Scientifico Pacinotti di Cagliari, a vincere il bonus di 500 euro.

Ecco la sua recensione di Il grido del lupo di Melvin Burgess.

Credo che esistano tre categorie di personalità nel mondo dei libri. La prima, è quella delle persone che scrivono per leggere. La seconda categoria è quella delle persone che leggono per scrivere.  La terza categoria, quella di cui faccio parte anche io, è quella delle persone senza un reale talento che si limitano ad ammirare gli incredibili successi delle altre categorie. Io sono abbastanza convinta che il Cacciatore, se fosse un lettore, farebbe parte della terza categoria. Non fraintendetemi, sinceramente credo di avere una grande repulsione verso il Cacciatore, però non penso di poterlo definire in altro modo se non uno di quegli elementi particolari, ma normalissimi nel loro essere, usciti dalla terza categoria. Qualità non è che ne avesse molte, anzi, un uomo abbastanza insignificante, che dopo essersi posto un obbiettivo impossibile, lo ha voluto raggiungere fino alla fine. E non prendete alla leggera la parola “fine”. Se dobbiamo dircela tutta, anzi, è stato proprio lui a dare un inizio e una fine a quest’opera, con la sua spaventosa determinazione di voler diventare un vero dio, in carne ed ossa, con una sua legge e  un suo universo. Una volta finito il libro, ho pensato che lui fosse una di quelle persone che vengono abbagliate così tanto dalla luce degli altri, dalla luce delle stelle nascenti delle altre categorie, da volerla eguagliare. Con la sua incrollabile, inquietante e di certo non trascurabile determinazione, ha cercato di raggiungere ed ottenere quel solare talento, quella magnifica bellezza e quella spettacolare eleganza innata, che non avrebbe mai potuto possedere, portandola via a chi invece ce l’aveva e aveva il pieno diritto e dovere di tenersela stretta e andarne fiero. Quando invece ha capito che non avrebbe mai potuto raggiungere quella vetta che non era sua e non lo sarebbe mai stata, ha deciso di distruggerla e di costruirne un’altra sopra, che a suo parere fosse ancora migliore della prima ma che, in realtà, risultava solo una mera imitazione. Ogni cosa, però, ha il suo ordine, e il Cacciatore aveva superato il limite di ciò che poteva permettersi. E la sua stessa impetuosità è stata il suo più grande ostacolo. Il suo più grande ostacolo è stata quella incredibile, tonante, spaventosa, crudele e feroce natura umana. Una natura andata fuori controllo, fuori dai limiti, priva di catene, di inibizioni e di arresti. Una natura selvaggia e bestiale, ma non come le creature che lui tanto bramava, che afferrava ma allo stesso tempo non afferrava mai, che gli sono sfuggite liquefacendosi dalle sue stesse mani dopo averle prese, ma come un essere andato contro natura, pronto all’impossibile pur di essere e non essere allo stesso tempo. L’ultimo di qualsiasi cosa, quando di ultimo non c’è mai stato niente. Quando, in realtà, una fine, la fine, non esiste e non è mai esistita.